Sul Tg3 delle 14.15 viene riportata la notizia del disabile di Ragusa pestato per aver difeso la cassiera di un supermercato. Pochi i dettagli sulla notizia, ma in compenso sono abbondanti le gratuite ed opinabili considerazioni sulla vita di stenti, sull’inermità e sulle montagne che deve affrontare quotidianamente il protagonista della vicenda, ovviamente “inchiodato su una sedia a rotelle”. Ma è davvero così difficile raccontare la disabilità con competenza, dignità ed equilibrio?
A fare l‘“intervistatrice telefonica dal proprio domicilio” si perdono etti di pazienza, con l’aggravante di rompere le scatole in casa altrui, ma si guadagna una prospettiva interessante sui fatti umani. Alcuni a loro modo divertenti (io no, non l’avrei trovato divertente), come scoprire che qualche incauto genitore ha chiamato il proprio figlio Crocefisso. Altri dolorosi, che marcano a fuoco i confini della tua presunta capacità di cambiare le cose, come la cinquantanovenne della provincia di Napoli che è evidentemente devastata dalla stanchezza ma risponde alle tue stupide domande, perché “lo so che a voi giovani vi pagano poco. Io sono fortunata, perché ancora lavoro. Faccio la bracciante agricola (…) No signorina, non sulla mia terra, lavoro a giornate”.